Ripercorrere la storia non è mai cosa facile, ripercorrerla tenendo le fila del discorso solo grazie a racconti,letture,indagini,articoli di giornale,libri,fotografie…è ancora più difficile.
Il 1972 è lontano,io non ero ancora nemmeno nei pensieri dei miei genitori…e quel 17 Maggio a Milano qualcosa successe. Un uomo freddato sotto casa proprio mentre andava a lavorare. Lui era un commissario di Polizia…si chiamava Mario Calabresi.
Da appassionato della storia italiana del ‘900 non ho potuto sottrarmi allo “studio” di quel fenomeno che venne chiamato “Anni di piombo”. Un fenomeno strano,degli anni in cui sparare era diventato un “must”,ci si uccideva o ci si picchiava così…tanto per…per un attacchinaggio o per una propaganda politica all’università,sì oppure…si finiva con un proiettile in testa solo perché stavi in strada a ricordare un camerata caduto sotto il fuoco rosso dei “compagni” a cui magari la sera prima si era fatto qualche sgarro. Beh…quegli anni erano così.
La cosa che fa più rabbrividire -oggi- è leggere un articolo apparso su <<Piccola Posta>> del quotidiano Il Foglio,a firma di Adriano Sofri, sì proprio colui che è stato accusato E condannato per l’omicidio di cui parlavo sopra,l’omicidio di Mario Calabresi. Le vicende processuali sono molteplici, intrecci, interessi, la politica, l’omicidio ed i suoi mandanti…Sofri fu condannato come mandante di quest’omicidio. La cosa che oggi più mi infastidisce è leggere frasi come:”l’omicidio di Calabresi fu l’azione di qualcuno che, disperando della giustizia pubblica e confidando sul sentimento proprio, volle vendicare le vittime di una violenza torbida e cieca”. E più avanti: “Fu dunque un atto terribile: questo non significa, non certo ai miei occhi e ancora oggi, che i suoi autori fossero persone malvagie”. E ancora: “I suoi autori erano mossi dallo sdegno e dalla commozione per le vittime”.
Cioè…Sofri sta cercando di giustificare il fatto e gli esecutori?In nome di cosa?Di una vendetta?Dicendo che erano mossi da commozione e sdegno?
Mi auguro che stia scherzando!
Nell’articolo si legge anche una sorta di velata ammissione, sì…Sofri si è sempre dichiarato innocente, dicendo di non aver mai ordinato l’omicidio…ma da queste parole: “Io personalmente ebbi in Lotta Continua un ruolo che mi costringeva e mi costringe a una responsabilità verso la sua storia intera, anche quando la mia responsabilità personale fu nulla, e così quella penale”
Parole che portano ad intuire un suo coinvolgimento nella vicenda, forse è davvero innocente, ma si è esposto al linciaggio pubblico,al carcere,al sacrificio…solo per “amore” di una sua creazione, Lotta Continua,appunto. Forse ha difeso, e continua a difendere, persone…forse discepoli,che hanno creduto,come lui,in questo folle quando inutile progetto di lotta armata.
Uno sfogo,delle parole quantomeno inutili ed irritanti. Non penso a me,penso alla famiglia Calabresi –come tante altre famiglie italiane- distrutta dalla cieca follia di un terrorismo che in quegli anni ha mietuto troppe vittime. Un fenomeno tutt’ora difficile da spiegare e quanto mai difficile da capire. Certo è, caro Sofri, che ci vuole coraggio nel chiudere un articolo dicendo:” …Ma io, sapete, non sono mai stato un terrorista”.